L’insegnamento di Fritz Perls

L’insegnamento di  Fritz Perls su rabbia e aggressività

Se penso al mio incontro con la Gestalt Therapy, la terapia messa a punto dallo psicoanalistia Friedrich Perls, ebreo tedesco rifugiatosi prima in Sud Africa e poi negli Usa (8 luglio 1893, Berlino – 14 marzo 1970, Chicago), meglio conosciuto come Fritz Perls, penso a un grande dono che mi ha permesso di liberarmi di tanti fardelli, anche fisici come, ad esempio, l’emicrania . E’ infatti grazie alla formazione alla scuola FGB che ho potuto scoprire come i miei terribili mal di testa, che mi hanno perseguitato dai trent’anni in poi fossero legati alla retroflessione della rabbia.
Infatti fino ad allora avevo sempre pensato all’aggressività come a qualcosa di negativo, che non potevo permettermi, se volevo salvaguardare l’immagine di me stessa ai miei occhi e il consenso degli altri intorno a me. Di conseguenza ho sempre fatto in modo di sopire i miei risvegli di aggressività, retroflettendo, cioè ricacciando indietro i miei impulsi. Solo grazie alla gestalt ho potuto conoscere la concezione rivoluzionaria di Perls e fare esperienza del fatto che l’aggressività non espressa non solo non scompare, ma può diventare ancora più pericolosa!
Fino ai trent’anni infatti io sono stata una persona che godeva di ottima salute, poi di colpo ho cominciato a soffrire di emicranie devastanti, per cui mi sono curata con scarsi risultati per lungo tempo. Un giorno che lavoravo nella scuola di counselling ed ero di nuovo in preda a una fortissima ho potuto sperimentare come questo male così invalidante per me, fosse pura accumulata dentro per tanto tempo, e che- repressa- premeva nelle mie arterie.
Colpendo con tutta la mia energia un oggetto esterno, che identificavo mi ha fatto molto soffrire, il mal di testa fortissimo di cui soffrivo da giorni è scomparso, miracolosamente. Questo non significa che la rabbia vada vomitata addosso ad un altro. Non è questa la salute. Possiamo raffigurare la rabbia come un grande onda : se la vedo arrivare e mi preparo posso utilizzare questa forza per farmi portare. Ben diverso è se mi faccio travolgere. Quello che aiuta in questa direzione è il respiro. Se riconosco la rabbia, la accolgo e ci respiro dentro, posso utilizzare questa grande energia in modo positivo.. …
Perls dà all’aggressività un valore semantico ben più vasto di quello di rabbia, restituendo alla parola il suo significato etimologico latino. Infatti aggressività deriva da adgredior che significa vado verso. Nel libro  “Io , la fame e l’aggressività” , questo termine viene riferito ad una fase fondamentale della vita del bambino, quella che viene dopo il periodo prenatale, in cui l’embrione si nutre direttamente dalla placenta, e dopo la fase predentale, in cui il bambino deve limitarsi per nutrirsi ad attaccarsi al seno. Quando mette i denti il bambino impara a distruggere il cibo per nutrirsi, prima con gli incisivi, che staccano le cose, poi con i molari che le tritano. Questa forza distruttiva dei denti va adoperata correttamente sia nei confronti del cibo fisico, sia di quello mentale, altrimenti verrà deviata e si manifesterà per vie dannose, come uccidere, provocare guerre, crudeltà , ecc .Quindi secondo Perls l’uso dei denti è la rappresentazione biologica dell’ aggressività la cui repressione è responsabile dello stato deplorevole della nostra civiltà Una funzione che va riscoperta e incoraggiata per consentire all’organismo, non solo di sopravvivere ma anche di crescere, quindi di assimilare bene.

Un esempio di assimilazione incompleta è rappresentato dagli introietti che Perls definisce come bocconi non digeriti che rimangono all’interno dell’individuo, senza essere stati assimilati e che quindi vanno rimasticati per permettere all’io di funzionare correttamente. L’importanza di questo lavoro di masticazione mi ha suggerito una maggiore attenzione sul fatto che io mangio con grande velocità, senza assaporare il cibo. Ho ben chiara la sensazione di avere introiettato molto nella mia vita e di aver bisogno di rimasticare per agire in modo meno compulsivo e più consapevole. Durante una seduta in formazione ho avuto modo di incontrare uno di questi introietti Ho visualizzato me , piccolissima , nella culla che stava nella stanza da letto dei miei genitori, con un gran mal di pancia . Ho sentito ben chiara la voce di mia madre che mi diceva di non disturbare con il pianto,” tanto poi il mal di pancia passa”. Questa regola di non disturbare mi ha portato molto spesso a svalutare le mie sensazioni negative, mettendomi fuori contatto. Solo con la formazione sto imparando come queste sensazioni siano preziose per capire che c’è qualcosa che non va in quello che sta succedendo e che il comunicarlo non solo non sia negativo ma invece generoso per l’altra persona.
Da poco ho compreso che la “buona educazione” alle cui regole sono stata fedele tanti anni, mi ha spesso impedito di mandare quei segnali che potevano rianimare una relazione e io credo che molti rapporti di amicizia della mia vita sia siano esauriti proprio per questa mancanza di chiarezza che ha lasciato crescere tra me e l’altro un bell’ingombro di non detti.

Centrale nella teoria di Perls è il ciclo del contatto: l’organismo tende all’equilibrio, ma questo viene continuamente disturbato dall’insorgere di bisogni; a questo punto l’organismo deve attivarsi per raggiungere l’appagamento che gli consentirà di ritrovare la quiete. All’interno di tale ciclo (riposo – insorgere del bisogno – soddisfazione o- riposo) l’aggressività ha la funzione di indirizzarci verso l’ambiente e di consentirci di scegliere quanto è necessario per il nostro appagamento e di scartare quanto è inutile. Gioca dunque un ruolo chiave rispetto alla nostra possibilità di autoaffermazione e di autorealizzazione.

L’aggressività comprende molteplici funzioni di contatto, differenti tra loro. Perls distingue gli atti di aggressività essenziali alla crescita dell’organismo nell’ambiente dalle altre funzioni che ne sono i derivati nevrotici. Tra le funzioni necessarie alla crescita dell’individuo, Perls elenca l’annientamento, la distruzione, l’iniziativa e l’ira.
Non lasciare che queste funzioni si esprimano comporta una riduzione o una perdita di alcuni importanti settori della nostra personalità, come la fiducia in se stessi, il sentimento, la creativita’.

Tra le parti sane dell’aggressività elencate da Perls mi voglio soffermare soprattutto su la distruzione e l’iniziativa
Distruggere vuol dire destrutturare, demolire un complesso in frammenti e separare quanto decidiamo di assimilare e quanto rifiutiamo Distruggere è una funzione “appetitiva”, nel senso che noi ci rivolgiamo con appetito a un oggetto per trasformarlo: la forma esistente viene distrutta ed “il nuovo materiale viene accettato solo in conformità del posto che verrà ad occupare in un funzionamento nuovo e spontaneo”. Se l’appetito viene inibito , attraverso la nausea o la paura di mordere , si produce la perdita dell’affetto
“Invece”, dice Perls,” la distruzione calda e piacevole delle forme esistenti dei rapporti personali conduce spesso a un vantaggio e un amore reciproci. Se l’associazione tra due persone sarà per loro veramente proficua, allora la distruzione delle forme esistenti incompatibili con cui esse hanno incominciato il loro rapporto costituisce un passo verso la manifestazione dei loro sé più intrinseci”
Mi piace molto questo passo perché mi da il coraggio di proseguire verso una maggiore autenticità , che per me è un’ardua conquista con cui mettermi alla prova quotidianamente.
Mi piace chiudere con l’iniziativa , la forma di aggressività che permette un passo verso l’oggetto dell’appetito o dell’ostilità. Credo che il fatto di avere intrapreso il cammino, arduo ma ricco di risultati della formazione, possa essere un bell’esempio di iniziativa per raggiungere un sé più armonico.

Irene

Apr 13, 2015 | Posted by | Commenti disabilitati su L’insegnamento di Fritz Perls
Underover agenzia di comunicazione a 360°